Maggio 24, 2024

I giovani imprenditori investono in nuove idee. Quattro storie di originalità e coraggio

I giovani imprenditori investono in nuove idee. Quattro storie di originalità e coraggio

Mettersi in gioco per dare vita al proprio sogno, puntando su originalità e coraggio.

In Italia secondo una indagine recente di Coldiretti negli ultimi tre anni quasi 56mila giovani hanno scelto di costruirsi un futuro da imprenditori investendo nella terra, dalla coltivazione all’allevamento, dall’agriturismo alle vendite dirette fino alle bioenergie e all’economia green, tanto che nascono in media diciotto nuove imprese giovani al giorno.

La pandemia prima e la guerra in Ucraina stanno spingendo, insomma, uno storico ritorno delle nuove generazioni nelle campagne dove esprimere creatività e portare un contributo al Paese.

E’ la storia per esempio di Simone Tabusso, un giovane sommelier che a Novello nella Langhe, ha riportato alla luce l’antico vino dei Romani, il Purpureum e l’Aureum. Archeologo appassionato di vini, Simone decide di concludere i suoi studi diventando sommelier, per conciliare le sue due grandi passioni in un progetto straordinario.
L’idea centrale è quella di riportare alla luce l’antico vino romano, che veniva consumato durante i tipici banchetti in tutto l’Impero. L’obiettivo è quello di immergere la modernità nell’atmosfera che si respirava allora.  E le indicazioni di produzione e conservazione sono ben precise: per far sì che si compia il processo di vinificazione e che il vino mantenga un ottimo sapore, è necessario aggiungere alcuni elementi al mosto quali sale, acqua di mare, erbe, spezie e miele. Dopo quattro anni di studi e diverse prove pratiche, nel 2019 il progetto di Simone prende vita e si concretizza nell’ideazione di un percorso museale, che catapulta il visitatore nella cultura romana, e nella produzione di due vini, il Purpureum e l’Aureum, nella sua azienda vinicola.

Se ci spostiamo invece in Toscana, più precisamente in Maremma, il giovane sommozzatore e appassionato di vino Andrea Montrone, ha creato la prima cantina di spumante sottomarina. Oggi a Cala di Forno, a venti metri di profondità racchiuse in gabbie zincate, ha messo a maturare duemila bottiglie di spumante.
Le bottiglie prima di essere vendute restano sommerse dai sei agli otto mesi, i primi tre sono sufficienti per eliminare i solfiti. Le onde e le correnti cullano nel vero senso della parola lo spumante, che matura prima ma senza perdere assolutamente le sue peculiarità. Anzi, si nota un’esaltazione nel gusto dovuto anche alla temperatura costante e alla pressione idrostatica.

C’è chi poi, come Massimiliano Gatti, a Panicale in Umbria ha dato vita al primo allevamento di bisonti certificato in Italia. Tanto da fargli vincere nel 2020 il premio Oscar Green, un riconoscimento nazionale promosso da Coldiretti Giovani Impresa dedicato a chi ha iniziato un percorso di ricerca, diversificazione e innovazione nel campo agricolo. Gatti alleva numerosi capi di autentico bisonte americano allo stato brado e monitorati con una tecnologia hi-tech. Gli animali hanno a loro disposizione mangiatoie intelligenti per una dieta a base di carne molto buona, ipocalorica e tenera, con bassissima presenza di grassi, erba e fieno integrati con cereali e minerali senza l’uso di antibiotici. Non subiscono stress dovuto alla presenza umana, vivono indisturbati su grandi spazi, allo stato brado totale. Sono liberi di vivere in branco, la monta è naturale e le mamme non vengono mai separate dei loro vitellini.

A Firenze c’è invece chi si è inventato la produzione dei funghi a partire dai fondi di caffè. La storia è quella di Funghi Espresso e del suo fondatore Antonio Di Giovanni. Un progetto che nasce come una scommessa e che oggi si è trasformato in una vera e propria azienda fondata sui concetti della Blue Economy volti al riutilizzo delle risorse. Funghi Espresso raccoglie giornalmente i fondi di caffè dai bar di Firenze per utilizzarli poi come substrato per la coltivazione dei funghi, in particolar modo il Pleurotus Ostreatus fresco. Il fondo di caffè contiene molti minerali ed è ricco di sostanze nutritive, che il fungo usa per la propria crescita.  Oltre al fondo di caffè viene utilizzato anche un altro scarto di torrefazione, la pellicola della buccia del caffè che si stacca nella tostatura. Tutto viene messo in sacchetti microforati, in una camera al buio per 25 e 30 giorni a temperatura controllata. Una volta che il fungo ha colonizzato il fondo di caffè, i sacchetti vengono aperti e fatti fruttificare in una cella di fruttificazione.
La produzione avviene in container marittimi coibentati: l’ambiente è regolato da umidificatori e climatizzatori con temperatura umida costante nel tempo. Questo fa si che la coltivazione avvenga tutto l’anno.

Al prossimo innovatore!